Tutto quello che Bungō Stray Dogs non ti dirà mai su Nakahara Chūya

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Qualcosa di simile a un riflesso di luna galleggia a pelo d’acqua. Un ovale bianchissimo, quasi accecante, emerge dal buio.

La piccola luna spalanca gli occhi. È un volto di bambino. È il viso Tsugurō, congelato nella morte.

Chūya scatta a sedere sul futon, col respiro affannoso, madido di sudore.

Distesa accanto a lui, nella penombra, anche Yasuko si lamenta nel sonno. Chūya si alza barcollando, spalanca gli scuri della finestra e si accende una sigaretta. Fuori la luna illumina, pallida, i tetti a spiovente di Kyōto. Il vento d’autunno fa frusciare i canneti, in lontananza.

Il volto di suo fratello Tsugurō non lo perseguita solo nei sogni. A volte spunta senza preavviso sui fondi dei bicchieri di whisky, altre volte galleggia nei secchi appesi alle carrucole dei pozzi. È morto quando Chūya aveva solo otto anni, ma è come se non se ne fosse mai andato davvero.

La vita, in fondo, non è che il rovescio della morte, e la morte ha un volto esangue di bambino.

Chūya torna verso il futon e preme le labbra contro il collo di Yasuko: dorme, con le labbra socchiuse, mostrando dei dentini bianchi e sfacciati.

Nakahara Chūya non è stato solo un grande poeta e uno dei maggiori rappresentanti del dadaismo e del simbolismo, in Giappone. Nakahara Chūya è stato uno dei massimi esponenti del “mai una gioia”, ma a dei livelli che Leopardi levàti. La sua biografia è costellata di eventi disastrosi e si concluderà a soli trent’anni, menomale, oserei dire, perché altrimenti chissà quante altre gliene sarebbero capitate.

Ma procediamo con ordine.

Chūya nasce nel 1907 nella prefettura di Yamaguchi, erede di una famiglia di medici che professano da generazioni. Tutto fa sperare che erediterà la professione paterna, anche perché sin da piccolo consegue un buon voto dopo l’altro. Poi, quando Chūya ha otto anni, il fratellino minore Tsugurō muore.

(Adesso, una nota sul nome del fratellino di Nakahara: nelle antologie in italiano viene chiamato Arō, che sarebbe la lettura tradizionale dei kanji che formano il suo nome. Tuttavia, varie fonti in giapponese sostengono che si legga Tsugurō.)

Questo evento drammatico segnò profondamente Chūya, al punto che anche la sua carriera scolastica ne risentì. Già dai tempi delle medie, iniziò a rifugiarsi nella letteratura. In particolare si dedicò alla stesura di tanka. Tuttavia, questa forma poetica, troppo rigida e breve, non gli era sufficiente per dare sfogo a tutto ciò che provava.

Sarà la scoperta del dadaismo a dargli lo spunto per iniziare a comporre in verso libero e con uno stile completamente personale, denso di simbolismi dal significato oscuro e, a volte, spudoratamente assente.

I suoi insuccessi scolastici spinsero il padre, disperato, a farlo trasferire a Kyōto. A diciassette anni Nakahara fece il suo ingresso alla prestigiosa Ritsumeikan ma, come c’era da aspettarsi, invece di impegnarsi nello studio si diede alla pazza gioia e all’alcol. Iniziò a convivere con una ragazza di cinque anni più grande di lui, Hasegawa Yasuko.

La giovane era un’aspirante attrice e un anno dopo convinse Chūya a trasferirsi con lei a Tokyo in cerca di fortuna. Qui conobbero personalità artistiche di spicco, fra cui il poeta Kobayashi Hideo.

E qui arriva un altro grande mainagioia: Yasuko guarda Hideo, uomo affascinante e navigato poeta, poi guarda il fidanzatino Chūya, diciottenne campagnolo e poetastro alle prime armi e dice: “Sai cosa?  A me mi garba di più quell’altro”.

E così Chūya resta solo e cornuto, ad affrontare la seconda grande perdita della sua vita.

In seguito si iscrisse e cambiò varie università finché finalmente, nel 1933, riuscì a laurearsi in lingue straniere e si sposò con Ueno Takako.

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In questi anni di relativa serenità, non solo tradusse moltissime opere dal francese, ma collaborò a riviste letterarie con le proprie poesie. Fra le varie riviste a cui collaborerà c’è anche “Aoi Hana” e, se avete letto il mio articolo su Dazai Osamu, saprete che in questa occasione i due scrittori se ne diranno di tutti i colori.

Ma così, direte voi, dove sta la sfiga?

Non temete, eccola qua: nel 1936, il primo figlio di Nakahara, Fumiya, muore.

L’anno dopo, a Nakahara viene diagnosticato un tumore al cervello e nel giro di pochi mesi morirà. E, giusto per ricollegarmi al discorso fatto inizialmente, la morte di Nakahara è stata quasi una fortuna per lui. Se fosse vissuto solo qualche mese in più avrebbe dovuto assistere anche alla morte del suo secondogenito.

Mai una gioia

Come potrete intuire, la tematica più ricorrente nelle poesie di Nakahara è la morte.

E non una morte in stile “La mia sera” di Pascoli, un sipario calato alla fine di una vita, un decorso naturale della vecchiaia. La morte di Nakahara è una ghigliottina che cala spietata, spezzando vite nel fiore degli anni, una bestia crudele che strappa via tutto lasciando solo spazi vuoti e lacerati, un senso di impotenza e un profondo senso di colpa.

Una roba, insomma, che fa apparire Baudelaire e il suo spleen poco più che una turba adolescenziale.

Ma, dal momento che non volevo rovinare la vostra giornata, ho selezionato tre delle poesie meno tristi di Nakahara. Per quelli di voi che invece amano particolarmente farsi del male, vi consiglio di dare un’occhiata alla raccolta completa.

Le seguenti poesie sono state prese dalla raccolta “Come vena d’acqua” edita da Empirìa e sono state tradotte da Sachiyo Kamada e Federico Madaro.

朝の歌 (Asa no uta)

天井に朱きいろいで
(Tenjou ni akaki iroi de)
戸の隙を 洩れ入る光、
(To no suki wo more iru hikari)
鄙びたる軍楽の憶い
(hinabitaru gungaku no omoi)
手にてなすなにごともなし。
(te ni tenasu nanigoto mo nashi.)
小鳥らのうたはきこえず
(Kotorira no uta wa kikoezu)
空は今日はなだ色らし、
(sora wa kyou hanada irorashi)
倦んじて人のこころを
(unjite hito no kokoro wo)
諫めするなにものもなし。
(isame suru nanimono mo nashi.)
樹脂の香に朝は悩まし
(Jushi no ka ni asa wa nayamashi)
うしないしさまざまのゆめ、
(ushinai shi samazama no yume)
森竝は風に鳴るかな
(morinami wa kazw ni naru kana)
ひろごりてたいらかの空、
(hirogorite tairaka no sora)
土手づたいきえてゆくかな
(dotezutai kiete yuku kana)
うつくしきさまざまの夢。
(utsukushiki samazama no yume).

Traduzione: “Canto del mattino”

Attraverso il soffitto entra il color cinabro
luce che filtra dallo spiraglio della porta
rustici ricordi di bande militari
non c’è nulla da fare con le mani.
Non si odono i canti degli uccelli
oggi il cielo sembra color indaco chiaro,
il cuore della gente in preda al tedio
non riceve alcun ammonimento.
Nel profumo di resina, il mattino è malinconico
perduti i vari sogni
gli alberi del bosco ululano nel vento.
Il cielo si estende piatto,
sparisce lungo l’argine
la bellezza d’ogni varietà di sogni.

Dai versi traspare una tarda mattinata, dove la luce filtra dagli spiragli e gli uccelli hanno smesso di cantare ormai da un bel po’. Questa poesia è un barlume di speranza nella produzione spesso malinconica del poeta. Il cielo, che nelle poesie di Nakahara ha un ruolo fondamentale e sembra sempre riflettere le emozioni più profonde dell’autore, qui è di un colore chiaro e sereno.

帰郷 (Kikyou)

柱も庭も乾いている
(Hashira mo niwa mo kawaiteiru)
今日は好い天気だ
(kyou wa yoi tenki da)
椽の下では蜘蛛の巣が
(en no shita de wa kumo no su ga)
心細そうに揺れている
(kokorobososou ni yureteiru)
山では枯木も息を吐く
(Yama de ha kareki mo iki wo tsuku)
ああ今日は好い天気だ
(aa kyou wa yoi tenki da)
路傍の草影が
(michibata no kusakage ga)
あどけない愁みをする
(adokenai kanashimi wo suru)
これが私の故里だ
(Kore ga watashi no furusato da)
さやかに風も吹いている
(sayaka ni kaze mo fuiteiru)
心置なく泣かれよと
(kokorooki naku nakareyo to)
年増婦の低い声もする
(toshima no hikui koe mo suru)
ああおまえはなにをして来たのだと……
(Aa omae wa nani wo shite kita no da to…)
吹き来る風が私に云う
(fuki kuru kaze ga watashi ni iu.)

Traduzione: “Ritorno al paese natale”

Asciutte la colonna e il giardino
oggi è bel tempo
sotto la veranda la ragnatela
dondola solitaria

In montagna perfino il tronco secco emette un respiro
ah, oggi è bel tempo
l’ombra dell’erba sul bordo della strada
si sente triste ingenuamente

Questo è il mio paese natìo
dove soffia lieve il vento

Pianga pure fino in fondo
s’ode bassa la voce della vecchia

Ah, ma tu cosa hai fatto finora…
mi dice il vento che mi soffia incontro

In questa poesia, Nakahara descrive una visita al suo paese natìo, lasciato quando aveva diciassette anni. La scena si presta quasi a descrivere il ritorno di un giovane soldato, ma il trattamento che riceve il poeta è diametralmente opposto al giubilo che avrebbe accolto un servitore della patria.

Tutto infatti, persino il vento, sembra rinfacciargli di non aver combinato niente di buono nella vita.

Va ricordato infatti che Nakahara era destinato ad ereditare l’attività medica del padre, a Yamaguchi, ma che mandò tutte le aspettative della sua famiglia in fumo per dedicarsi alla letteratura.

サーカス (Circus)

幾時代かがありまして
(Ikujidai ka ga arimashite)
茶色い戦争ありました
(chairoi sensou arimashita)
幾時代かがありまして
(Ikujidai ka ga arimashite)
冬は疾風吹きました
(fuyu wa shippuu fukimashita)
幾時代かがありまして
(Ikujidai ka ga arimashite)
今夜此処での一と殷盛り
(konya koko de no hito sakari)
今夜此処での一と殷盛り
(konya koko de no hito sakari)
サーカス小屋は高い梁
(Saakasugoya wa takai hari)
そこに一つのブランコだ
(soko ni hitotsu no buranko da)
見えるともないブランコだ
(mieru to mo nai buranko da)
頭倒さに手を垂れて
(Atamasakasa ni te wo tarete)
汚れ木綿の屋蓋のもと
(yogore momen no yane no moto)
ゆあーん ゆよーん ゆやゆよん
(yuaaan yuyooon yuyayuyon

それの近くの白い灯が
(Sore chikaku no shiroi hi ga)
安値いリボンと息を吐き
(yasui ribon to iki wo haki)
観客様はみな鰯
(kankyakusama wa mina iwashi)
咽喉が鳴ります牡蠣殻と
(nodo ga narimasu kakigara to)
ゆあーんゆよーんゆやゆよん
(yuaaan yuyooon yuyayuyon)

屋外は真ッ闇闇の闇
(Yagai wa makkura yami no yami)
夜は劫々と更けまする
(yoru wa koukou to fukemasuru)
落下傘奴のノスタルジアと
(rakka gasame no nosutarujia to)
ゆあーんゆよーんゆやゆよん
(yuaaan yuyooon yuyayuyon)

Traduzione: “Circo”

Quante generazioni sono passate
sono passate brune guerre

Quante generazioni sono passate
stasera qui un’allegra animazione
stasera qui un’allegra animazione

Alla più alta trave del tendone
appeso sta, lassù, il trapezio,
si vede appena quel trapezio
a testa in giù, braccia penzolanti,
sotto il tetto di cotone sporco
iuaan iuioon iuiaiuon

Una luce bianca lì vicino
respira un fiocco da quattro soldi
i signori spettatori come branco di sardine
deglutiscono con rumore di nicchi d’ostrica
iuaan iuioon iuiaiuon

Fuori è buio pesto, pesto d’un pesto
avanza imperterrita la notte
nostalgia del paracadute
iuaan iuioon iuiaiuon

Questa poesia è fortemente influenzata dal dadaismo. Risale ai primi anni della produzione di Nakahara e dipinge un circo dai toni inquietanti. Inoltre, tutto è dotato di una forte carica simbolista, per questo non c’è un’interpretazione univoca. Una cosa è certa: in questo circo non compare neanche un pagliaccio.

La figura del tendone di cotone sporco sotto cui penzolano braccia quasi prive di vita, il paracadute e la gente che osserva la scena con ansia fanno pensare, però, che il circo non sia che una metafora di ciò che Nakahara menziona nel secondo verso: la guerra. Forse il soldato-pagliaccio non viene nominato per il semplice fatto che è morto.

Il poeta Nakahara Chūya e il Nakahara Chūya di Bungō Stray Dogs

Nakahara è in assoluto il mio personaggio di Bungō Stray Dogs preferito.

Anch’egli, come Akutagawa, è uno dei pezzi grossi della Port Mafia e in passato ha avuto modo di collaborare (e scontrarsi) con Dazai. Per questo ora i due si odiano (proprio come avvenne realmente fra i due scrittori).

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Seppur egli giudichi aspramente i comportamenti di Dazai quando era nella Port Mafia, Nakahara finisce per metterli in atto a sua volta. Stratega spietato e crudele, non manca anche di una dose d’ironia ed è un personaggio che, più di altri, esprime una personalità a tutto tondo.

Il suo potere sovrannaturale, “Yogoretsu chimatta kanashimi ni” (“Alla tristezza ormai sporca”), consiste nel manovrare a proprio piacimento il vettore del peso e la forza di ciò che tocca. Tuttavia questo potere, non è privo di controindicazioni: Nakahara viene completamente logorato dallo sforzo e, una volta iniziato, non è in grado di smettere di usarlo se non grazie ad un intervento esterno. Per questo evita il più possibile di ricorrervi e in generale si difende con un coltello.

Questo potere prende il nome da una delle poesie più belle di Nakahara, ed è una buona metafora di come l’autore fosse solito assumere su di sé il peso di tutte le tristezze, lasciando che questo lo consumasse lentamente.

Le letture imperdibili di Nakahara sono:

  • Come vena d’acqua (Empirìa)

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